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Vescellium
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mwdamwdqVescellium (talvolta italianizzato in mwdgVescellio) era un borgo o villaggio fortificato mwdw(mweaoppidum) della tribù mweqsannitica degli mwegIrpini.

Secondo una consolidata tradizione storiograficacite-ref-meomar-1-0[1], sorretta inizialmente da vaghe considerazioni geografiche ed etimologichecite-ref-corcia-2-0[2] ma poi avvalorata dai risultati delle moderne indagini archeologichecite-ref-ssevero-3-0[3], il sito doveva essere ubicato nei mwiamonti della Daunia alla località mwiqVetruscelli, in posizione baricentrica tra gli attuali comuni di mwigRoseto Valfortore (cui amministrativamente appartiene l'area), mwiwCastelfranco in Miscano e mwjaFaeto. Non mancano però alcune ipotesi alternative.

Contents

Note

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Fonti primarie

Unitamente a mwkaVercellium e mwkqSicilinum, mwkgVescellium è citata dallo storico romano mwkwTito Livio che ne rammenta la conquista nel 215 a.C. da parte del pretore mwlaMarco Valerio Levinocite-ref-latin-4-0[4]. Tuttavia, benché Livio affermi esplicitamente che i borghi o villaggi conquistati fossero stati tre mwmq(oppida tria), la moderna critica storica non esclude che mwmgVescellium e mwmwVercellium rappresentassero semplicemente due varianti grafiche dello stesso toponimocite-ref-5[5]. In quanto a mwoaSicilinum, esso doveva costituire un fortilizio ausiliario, oppure dovette subire una distruzione totale, o più semplicemente dovette cambiare nome poiché da allora in poi non fu mai più citato, a meno che non si trattasse di mwoqSicalenum che, però, era situato nel remoto entroterra del territorio dei mwogFrentani (presso l'attuale mwowCasacalenda) e dunque piuttosto lontano dall'mwpaIrpinia e dalle basi romanecite-ref-6[6].

mwqgVescellium, invece, doveva costituire un centro di una certa importanza, poiché i mwqwVescellani sono citati anche da mwraPlinio il Vecchio nell'elenco delle principali comunità dell'Irpinia anticacite-ref-plin-7-0[7], che nel frattempo era stata annessa alla mwsqmwsgRegio II Apulia et Calabria unitamente al territorio dei Sanniti mwswCaudini (ma diversamente dai Sanniti mwtaPentri e dai Frentani che invece rimasero legati alla mwtqmwtgRegio IV Samnium)cite-ref-8[8]. Benché non vi siano certezze etimologiche (da mwuwVescellium sarebbe dovuto derivare mwva*Vescellini o eventualmente mwvq*Vescelliani, piuttosto che mwvgVescellani)cite-ref-9[9], si ritiene generalmente assai probabile che Plinio volesse riferirsi alla popolazione dello stesso mwwwoppidum già citato da Liviocite-ref-fronda-10-0[10]. Poiché però il nome mwyaVescellium non compare in altri autori né in altre opere o iscrizioni, gli storici moderni hanno dovuto basarsi sui pochi dati disponibili per tentare di localizzare il sito.

Elementi di valutazione

Livio scrive che la conquista dei tre mwawoppida avvenne per ritorsione contro i loro abitanti che avevano tentato di unirsi ad mwbaAnnibale dopo la vittoria militare che questi aveva conseguito a mwbqCanne, in mwbgApulia. Lo stesso Livio afferma inoltre che le legioni romane, dopo aver espugnato gli mwbwoppida, fecero ritorno nella colonia romana di mwcaLuceria (l'attuale mwcqLucera) portando con sé alcune migliaia di prigionieri. All'epoca, però, non vi era alcuna strada che collegasse l'mwcgIrpinia a mwcwLuceria (la mwdamwdqVia Aemilia sarebbe stata infatti costruita soltanto un secolo più tardi); il territorio irpino era invece percorso unicamente dalla mwdgmwdwvia Appia che univa le due colonie romane di mweamweqBeneventum e mwegmwewVenusia passando per mwfamwfqAeculanum (Passo di mwfgMirabella) e mwfwmwgaAquilonia (mwgqLacedonia). Ciò ha permesso di ipotizzare che mwggVescellium dovesse trovarsi in un luogo piuttosto distante dalla mwgwVia Appia e non molto lontano da mwhaLuceria (e comunque a nord della stessa mwhqVia Appia), altrimenti l'assedio sarebbe stato portato a termine assai più agevolmente dalle legioni beneventane o venosine piuttosto che da quelle lucerine, senza contare le difficoltà insite nel trasporto di un gran numero di prigionieri attraverso un tragitto lungo e impervio. Non a caso un'analoga incursione, condotta contro altri gruppi di Irpini ribelli stanziati però nelle montagne a sud della mwhgVia Appia, fu fatta opportunamente partire dalla base mwhwcampana di mwiaNola.cite-ref-fronda-10-1[10]

Analizzando poi lo scritto di Plinio si può notare come egli distribuisca abbastanza uniformemente le altre comunità irpine sul territorio, lasciando però scoperto un ampio settore nord-orientale comprendente la mwjgvalle del Miscano, la mwjwValmaggiore (ossia valle del mwkaCelone) e la mwkqvalle del Cervaro, talché si è potuto supporre che mwkgVescellium dovesse trovarsi proprio presso tale settore. Si evidenzia inoltre che nella lista pliniana, oltre ai mwkwVescellani e agli altri cinque gruppi indigeni dell'Irpinia mwla(mwlqAeculani, mwlgAquiloni, mwlwAbellinati, mwmaCompsani, mwmqCaudini), siano citati anche la colonia romana di mwmgBeneventum e gli abitati dei mwmwmwnaLiguri Bebiani (stanziati nella media mwnqvalle del Tammaro) e mwngCorneliani. Di questi ultimi non si conosce l'area di insediamento, ma si ipotizza che risiedessero nella valle del mwoaFortorecite-ref-11[11], poiché si ritiene che la deportazione dei mwpqmwpgLiguri apuani nel cosiddetto mwpwAger Taurasinus (l'area appenninica situata a nord-est della colonia beneventana)cite-ref-12[12] servisse a creare una sorta di diaframma tra gli Irpini (a sud-est) e i Sanniti mwraPentri (a nord-ovest)cite-ref-france-13-0[13]; l'irpina mwsqVescellium doveva dunque trovarsi a sud-est dell'mwsgAger. Lo stesso Plinio assegna invece all'Apulia le tribù degli mwswAecani e dei mwtaVibinates (i primi stanziati ad mwtqmwtgAecae presso l'attuale mwtwTroia, i secondi a mwuamwuqVibinum ossia mwugBovino)cite-ref-plin-7-1[7], il che significava che l'intera fascia mwvwsubappenninica apparteneva ai mwwaDauni; dunque mwwqVescellium, quale parte integrante del Sannio Irpino, doveva essere collocata nell'mwwgAppennino propriamente detto.

Vetruscelli

mwyqVetruscelli fu un borgo medievale appartenente alla mwyggrancontea e mwywdiocesi di Ariano; già citato nel mwzamwzqCatalogus baronum come mwzgVetrascellum, fu successivamente noto con i nomi di mwzwVetroscello, mw0aVetruscello, mw0qBitrassello, mw0gVetestrello o mw0wVetrisciello. Nel 1299 è altresì documentata una disputa di confine con il vicino feudo di mw1aCasale Campanaro (mw1qCasale Campanarii in mw1glatino medievale). Dotato di una chiesa arcipretale e di due monasteri, mw1wVetruscelli cessò comunque di esistere nel 1450 allorquando la locale chiesa fu chiusa e unita a quella di Roseto (facente parte anch'essa, a quel tempo, della diocesi di Ariano)cite-ref-14[14].

Il sito di mw3qVetruscelli era inoltre noto con il soprannome di mw3gSerra delle Tre Marine poiché vi si trovano le sorgenti di tre corsi d'acqua divergenti su altrettanti versanti mw3wappenninici: il mw4aMiscano, confluente nell'mw4qUfita e afferente al versante tirrenico; il mw4gFortore, sfociante nell'Adriatico centrale; e il mw4wCanale del Feudo, affluente del mw5aCelone diretto nel mw5qTavoliere e, tramite il mw5gCandelaro, nel mw5wgolfo di Manfredonia. Perdipiù alle falde settentrionali di mw6aVetruscelli sgorga un quarto torrente, il mw6qVulgano, la cui valle sbocca nel Tavoliere proprio all'altezza di Lucera, a quel tempo sede di una fiorente colonia romana. Si trattava dunque di un'area di fondamentale rilevanza strategicacite-ref-nf-15-0[15].

L'mw7wetimologia del toponimo mw8aVetruscelli rimane piuttosto incerta, anche se non sono mancati tentativi volti ad accostare le forme latino-medievali mw8qVetrascellum (attestata, come già si è detto, nel mw8gCatalogus baronum) e mw8wcastrum Vetrascelli (menzionata nel registri della cancelleria angioinacite-ref-16[16]) alle antiche denominazioni mw-aVescell(i)um / mw-qVercell(i)um, queste ultime risalenti indubbiamente alla mw-glingua oscacite-ref-17[17] parlata in epoca preromana dagli Irpini e da numerose altre popolazioni dell'Italia meridionale. Non tutti gli autori sono però concordi: l'origine etimologica di mw-wVetruscelli potrebbe anche essere del tutto differente, e vi è perfino un'ardita teoria alternativa che ipotizzerebbe un etimo mwaqaantico-ligure del toponimo, in correlazione a un lemma mwaqeAetruscianum citato sulla mwaqiTabula alimentaria dei mwaqmLiguri Bebiani stanziati tra mwaqqReino e mwaquCircellocite-ref-corcia-2-1[2].

A mwaqsVetruscelli vi sono tre aree archeologiche: il monte mwaqwSan Chirico (mwaq0991 m s.l.m.), di forma troncoconica e circondato da ripe e fossati, dunque ideale per l'estrema difesa; la fontana mwaq4la Noce, ubicata un po' più in basso e circa un chilometro più a sud, ove vi è una fonte sorgiva perenne presso cui era possibile lo stanziamento di una comunità umana; infine il monte mwaq8Saraceno (mwara1138 m s.l.m., una delle vette più elevate dei monti Dauni), situato mware3,5 km a nord-est del monte mwariSan Chirico e del vicino mwarmbosco Vetruscelli. I tre siti sono collegati tra loro da una mulattiera che corre lungo la linea di displuviocite-ref-18[18].

Sul monte mwarkSan Chirico (detto così dal nome dall'antica chiesa arcipretale di Vetruscelli, intitolata a mwarosan Quirico) non sono state comunque rinvenute tracce consistenti della presenza sannitica, forse perché cancellate dalla successiva, prolungata occupazione medievale dell'altura. Di contro, presso la fontana mwarsla Noce le ricerche archeologiche hanno permesso di individuare, oltre a una grande villa di epoca romana (situata forse lungo la mwarwmwar0Via Aemilia), anche un'area di dispersione riferibile a uno stanziamento sannitico e piuttosto ricca in reperti, consistenti soprattutto in ceramiche ma con presenza anche di tracce di armi, tra le quali si annovera la punta di un mwar4giavellotto in ferrocite-ref-ssevero-3-1[3]. Il fatto che tali ritrovamenti siano avvenuti all'altezza della fontana mwasmla Noce è assai significativo, poiché era esattamente quello il sito tramandato dalla tradizione storiografica localecite-ref-nf-15-1[15].

Ma i resti più cospicui emergono sul monte mwaskSaraceno, ove è stata individuata una massiccia mwasoarx ("fortezza") sannitica i cui muri di pietra, seppur diroccati, sono ben evidenti sui fianchi della montagna. In realtà il monte mwassSaraceno, circondato da rupi su tre lati e accessibile unicamente da sud tramite la mulattiera proveniente da monte mwaswSan Chirico, faceva parte di un più ampio sistema difensivo mwas0federale comprendente anche le roccaforti di monte mwas4Sambuco e monte mwas8Rotaro (entrambe situate più a nord, rispettivamente a 20 e mwata30 km di distanza), il cui obiettivo primario doveva essere quello di contrastare la colonia romana di mwateLuceria (dedotta fin dal 314 a.C.) e di proteggere mwatimwatmBovianum (capitale dei Sanniti mwatqPentricite-ref-19[19]) e in una prima fase anche mwatkmwatoMaleventum (appartenente in origine agli Irpinicite-ref-20[20]); quest'ultima città era infatti assai ambita per la sua posizione strategica, tanto da essere poi a sua volta colonizzata dai Romani nel 268 a.C.cite-ref-ssevero-3-2[3]. È inoltre interessante notare che il toponimo "monte mwaumSaraceno", contrariamente a quanto farebbe pensare il suo mwauqetimo, risulti sistematicamente associato ad mwauuarces sannitiche (ciò accade infatti anche a mwauyCercemaggiore, a mwaucPietrabbondante e in varie altre localitàcite-ref-21[21]); l'origine di tali denominazioni rimane piuttosto oscura, ma l'ipotesi prevalente è che l'mwauwepiteto mwau0"Saraceno", di chiara matrice popolaresca, sia stato diffusamente appioppato a tal genere di rovine preromane (e, in una seconda fase, alle alture su cui esse sorgevano) in quanto erroneamente ritenute opera dei mwau4Saracenicite-ref-22[22].

Ipotesi alternative

Monte Castiglione

Situato a sud di mwavyFaeto presso le sorgenti del mwavcCelone, il monte mwavgCastiglione (o mwavkCastellone) è un rilievo molto simile, per struttura e altitudine, al monte mwavoSan Chirico. L'altura domina il valico di mwavsSan Vito, percorso fin dalla più remota antichità dal mwavwtratturello Camporeale-Foggia, cui in epoca imperiale si sarebbe poi sovrapposta la mwav0mwav4Via Traiana. Ad ogni modo lmwav8'mwawamwaweitinerarium burdigalense, di epoca tardo-antica (IV secolo d.C.), non menziona alcuna città nell'area, ma cita piuttosto una mwawistazione di posta, la cosiddetta mwawmmwawqmutatio Aquilonis (mwawuAquilo era infatti l'antico nome del Celone), situata forse in corrispondenza dell'attuale masseria mwawySan Vitocite-ref-23[23] (circa mwaws500 m a nord-est del monte mwawwCastiglione). L'ipotesi secondo cui l'antica mwaw0Vescellium e la mwaw4mutatio Aquilonis sarebbero state in qualche modo connesse era stata ventilata fin dall'Ottocentocite-ref-meomar-1-1[1], tuttavia nel secolo successivo si è invece suggerito (grazie a un conteggio più accurato delle miglia) di localizzare la mwaxmmutatio lungo la mulattiera che collega mwaxqCelle con mwaxuOrsara, più distante dunque dal monte mwaxyCastiglione (circa mwaxc2 km in direzione nord-est)cite-ref-24[24]; non è mancato, peraltro, un tentativo per ricollegare etimologicamente mwaxw(le) Celle ai mwax0Vescellani.cite-ref-25[25]

Nel medioevo, allorquando la mwaymVia Traiana fu integrata nella mwayqmwayuVia Francigena, sul monte mwayyCastiglione sorse la grande mwaycfortezza di Crepacuore (presidiata dai cavalieri mwayggerosolimitani), il che potrebbe aver determinato la riconversione delle antiche strutture nonché la perdita del toponimo originario (eventualmente mwaykVescellium / mwayoVercellium, o anche mwaysSicilinum); l'occupazione dell'altura in epoca preromana è comunque attestata da reperti archeologicicite-ref-26[26], dai quali si può dedurre la probabile esistenza di un'mwazaarx, sia pur di modeste dimensionicite-ref-27[27]. Inoltre, mwazu4 km chilometri a sud del monte mwazyCastiglione si erge il monte mwazcRovitello (nell'attuale territorio di mwazgGreci) alle cui falde è stata rinvenuta una necropoli sannitica del IV-III secolo a.C.cite-ref-28[28].

Casalbore

Ubicata lungo il mwaz8tratturo Pescasseroli-Candela, su di un colle dominante la media mwaaavalle del Miscano, mwaaeCasalbore dovette essere un centro di primaria importanza in epoca preromana: oltre alle necropoli (piuttosto frequenti, comunque, anche nel resto d'Irpinia), a Casalbore sono state infatti rinvenute due fornaci (destinate alla produzione di ceramiche e laterizi)cite-ref-galas-29-0[29] nonché un tempio italico, l'unico superstite in tutto il Sannio irpinocite-ref-30[30]; tale edificio religioso, peraltro, fu devastato proprio al tempo delle guerre annibalichecite-ref-31[31]. Inoltre nelle vicinanze, a mwaa44 km in direzione ovest-nordovest presso il confine tra i territori comunali di mwaa8Buonalbergo e mwabaSan Giorgio la Molara, vi è una grossa altura denominata mwabeSerra Viscigli, il cui nome sembrerebbe riecheggiare quello dell'antica mwabiVescellium. È stato però osservato che il toponimo mwabmViscigli è estremamente comune in tutta l'Italia meridionale; esso infatti ricalca il termine dialettale mwabqviscigliu (o mwabuvisciglia, mwabyvisceglie), la cui mwabcetimologia è alquanto incertacite-ref-32[32], ma il cui significato è "giovane quercia"cite-ref-33[33] (dalla stessa radice deriva anche il toponimo mwacaVisciglieto, anch'esso assai diffuso in tutto il Sud)cite-ref-34[34]. Inoltre, le indagini archeologiche compiute a mwacuSerra Viscigli (situata comunque a una discreta distanza da mwacyLuceria) non hanno trovato alcuna traccia dell'mwaccoppidum, benché siano stati rinvenuti svariati reperti ceramici risalenti al III secolo a.C.cite-ref-galas-29-1[29]. Vestigia di un insediamento fortificato di epoca preromana emergono invece sul mwacwmwac0monte Chiodo, meno di mwac43 km a ovest di Casalbore e poco più a monte di Buonalbergocite-ref-35[35].

Secondo l'archeologo mwadqWerner Johannowsky Casalbore, pur potendo non corrispondere all'mwaduoppidum Vescellium citato da Livio, poteva comunque costituire il centro principale del clan irpino dei mwadyVescellani nominati da Plinio, il cui territorio di insediamento doveva dunque abbracciare anche la valle del Miscano. Se così fosse, l'etnonimo mwadcVescellani non sarebbe derivato dal nome della loro principale città, bensì da quello della loro più importante roccaforte militare d'altura (mwadgVescellium, appunto) situata in posizione pressoché intermedia tra le due colonie romane di mwadkBeneventum e mwadoLuceria. A seguito delle mwadsguerre puniche Casalbore dovette comunque finire distrutta.cite-ref-36[36]

San Bartolomeo in Galdo

Dall'analisi delle fotografie aeree sembrerebbe che il versante orientale della valle del mwaeiFortore sia stato sottoposto, in mwaemepoca repubblicana, a una mwaeqcenturiazione; tale ipotesi è inoltre avvalorata dal rinvenimento di diversi cippi mwaeugraccani nell'attuale territorio di mwaeyCelenza Valfortore. Non è chiaro però a quale centro urbano facessero capo tali villaggi rurali sparsi; e poiché in località mwaecCastelmagno (mwaeg4 km a nord-ovest dell'attuale mwaekSan Bartolomeo in Galdo) sono state rinvenute tracce di un insediamento romano, è stato ipotizzato che questo potesse essere sorto sul sito dell'antica mwaeoVescellium. Tuttavia secondo studi più recenti è assai più probabile che tale area fosse popolata non dagli Irpini, ma piuttosto dai Liguri Corneliani stanziati sul territorio fin dal 180 a.C., benché non si possa escludere che questi ultimi abbiano potuto occupare aree precedentemente controllate dagli Irpinicite-ref-37[37]; ad ogni modo Plinio il Vecchio cita i Liguri Corneliani separatamente dai Vescellani. Tracce di fortificazioni di epoca preromana sono comunque evidenti nei vicini mwafamonti della Daunia (presso monte mwafeRotaro e monte mwafiSambuco, come già si è accennato)cite-ref-ssevero-3-3[3]; tali roccaforti erano però localizzate assai a nord rispetto al territorio irpino propriamente detto e dunque potrebbero essere meglio attribuite ad altre tribù sannitiche, quali i mwafcPentri o i mwafgFrentani. Malgrado ciò, alcuni storici ritengono comunque possibile che i monti della Daunia fossero sotto totale controllo irpinocite-ref-38[38].

Pago Veiano

mwaf8Pago Veiano, già esistente in epoca romana, è posta entro un'ampia ansa del fiume mwagaTammaro; tracce di un mwageoppidum sannitico sono state rinvenute sulla sponda opposta del fiume, alla località mwagiToppo Santa Barbara di mwagmSan Marco dei Cavoti. In passato si era ipotizzato che lo stesso toponimo antico mwagqVeianus potesse costituire una forma abbreviata di mwaguVescellianuscite-ref-39[39], tuttavia le interpretazioni più recenti sostengono che il nome originario del mwagomwagspagus fosse mwagwVetanus anziché mwag0Veianuscite-ref-40[40]. Ad ogni modo la località era alquanto lontana da mwahiLuceria ed invece assai vicina alla colonia beneventana, il che costituisce indubbiamente un elemento discordante; peraltro non è neppure sicuro che a quel tempo l'agro beneventano facesse parte dell'Irpinia, poiché lo stesso Livio afferma che Annibale, per riuscire ad espugnarlo, dal territorio degli Irpini dovette portarsi nel Sannio mwahm(ex Hirpinis in Samnium transit, Beneventanum depopulatur agrum)cite-ref-41[41]. In effetti secondo studi recenti il più probabile confine storico tra Sanniti mwahgPentri e Irpini era costituito proprio dal fiume Tammarocite-ref-42[42] per cui Pago Veiano, trovandosi a ovest del corso d'acqua, era verosimilmente situata in territorio pentro.

Irpinia centro-meridionale

In aperto contrasto con l'orientamento predominante, qualche autore attribuisce assai poca importanza all'elemento geografico, preferendo invece soffermarsi sugli aspetti sociopolitici della questione. In particolare si è ipotizzato che l'epicentro della rivolta anti-romana fosse da ricercarsi a mwah8mwaiaCompsa (presso mwaieConza, nell'Irpinia meridionale), ove è effettivamente attestata la presenza di un partito filo-cartaginese capeggiato da mwaiiStatius Trebius. Nella stessa zona è inoltre nominato un mwaimsacello dedicato a mwaiqIovis Vicilinus, un appellativo che con qualche forzatura si è tentato di ricollegare a mwaiuSicilinum (ammettendo che quest'ultima costituisca una forma corrotta)cite-ref-43[43] o anche a mwaioVescelliumcite-ref-latin-4-1[4]; tuttavia appare molto più verosimile che la sua mwai8etimologia risalga invece a mwajaviculus (="villaggio", diminutivo di mwajemwajivicus), analogamente a diversi altri simili mwajmepiteti associati ad antiche divinitàcite-ref-44[44]. Malgrado ciò sarebbe forse anche concepibile che Livio, citando gli mwajgoppida tria, intendesse riferirsi a mwajkmwajoTrivicum (presso mwajsTrevico) o eventualmente ad altri luoghi dell'Irpinia centrale prossimi a mwajwCompsa e all'mwaj0Apulia (quantunque lontani da mwaj4Luceria), ma secondo un'ipotesi piuttosto ardimentosa potrebbe entrare in gioco addirittura l'Irpinia meridionale, precisamente l'area compresa tra Conza, mwaj8Nusco, mwakaMontella e mwakeBagnoli ove è documentata una parrocchia medievale denominata mwakiSiciliocite-ref-45[45], ricollegabile dunque all'antico mwakcoppidum Sicilinum (sempreché tale appellativo rappresenti una forma corrotta, da emendarsi a mwakgoppidum Sicilium)cite-ref-latin-4-2[4]; nella medesima zona emergono anche tracce di fortificazioni preromane (alla località mwak0Oppido Vetere di mwak4Lioni)cite-ref-46[46] benché, secondo moderni studi, esse sarebbero piuttosto riconducibili alla stessa mwalmCompsa, il cui sito di insediamento sarebbe stato trasferito presso l'attuale Conza soltanto dopo la conquista romanacite-ref-47[47].

Ad ogni modo tali congetture, intrinsecamente poco congruenti e alquanto datate, non hanno riscosso consensi tra gli autori contemporanei, ritenendosi invece assai più plausibile che mwalkVescellium si trovasse nell'Irpinia settentrionale, a non molta distanza dalla colonia romana di mwaloLuceriacite-ref-48[48]cite-ref-49[49].

Note

cite-note-meomar-11. mwamsAlmerico Meomartini, mwamwmwam0I monumenti e le opere d'arte della città di Benevento: lavoro storico, artistico, critico, Collana di studi e documenti di storia del Sannio, vol.mwam4 5, 2ªmwam8 ed., 1889, p.mwana 261.
cite-note-corcia-22. mwanyNicola Corcia, mwancmwangVescellio, in mwankStoria delle Due Sicilie dall'antichità più remota al 1789, vol.mwano 2, Tipografia Virgilio, 1845, p.mwans 516.
cite-note-ssevero-33. mwaouMaria Luisa Marchi, Anna Castellaneta, Michele Laurenzana e Giuseppe Ferlazzo, mwaoymwaocFra Daunia ed Irpinia: nuovi dati dal territorio di Biccari e Roseto Valfortore (mwaogmwaokPDF), mwaooConvegno di Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia - San Severo, 15 e 16 novembre 2015, 36ªmwaos ed., San Severo, 2016, pp.mwaow 300-308, mwao0ISBNmwao4 978-88-96545-71-3 mwapa(mwapearchiviato il 25 dicembre 2020).
cite-note-latin-44. mwapk(mwapomwapsLA) G. A. Ruperti, mwapwmwap0libro 23, capitolo 38, in mwap4T Livii Patavini historiarum libri qui supersunt, vol.mwap8 3, A.J. Valpy, 1828, p.mwaqa 1959.
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Voci correlate